Peluqueria Hernandez – Raccolta n.4 (Kutmusic, 2022)

Era possibile tirare fuori dal cilindro qualcosa di meglio rispetto ad almeno due su tre veri e propri gioielli di raro splendore auditivo che rispondono al nome di Amaresque e Mamboo (venuti al mondo, rispettivamente, nel 2011 e nel 2016)? A quanto pare sì, perché Raccolta n.4, il nuovo album dei Peluqueria Hernandez dopo qualche singolo e un paio di remix successivi all’ultima pubblicazione sulla lunga distanza, è qualcosa di veramente splendido, sia per forma che per sostanza generale di contenuto.

Godibilità a frotte e dono della sintesi messo abilmente al servizio di un corpo sonoro di eccellente caratura sono da sempre, infatti, quasi una sorta di parola d’ordine se non proprio un marchio di fabbrica per una band (Mauro Marchesi a chitarra solista, tastiere e cori; Gigi Sabelli alla batteria; Luca Pighi alle percussioni e ai cori; Roberto Lanciai a sassofono e cori, Luca Crispino al basso; Joyello Triolo a chitarra ritmica, voce e theremin – quest’ultimo già di passaggio su queste pagine in occasione del suo ultimo splendido lavoro solista Ofidiofobia. Raccolta n.4 vede anche la partecipazione di Roberto Zantedeschi a tromba, flicorno e cori e Giuliana Bergamaschi alla voce) anche stavolta capacissima di donare alle stampe un lavoro certosino e meravigliosamente centrato quanto a composizione e scelta stilistica anche per quanto riguarda i dettagli più apparentemente infinitesimali.

Forte di una copertina che, richiamando le celebri opere del maestro Fausto Papetti pur non rientrando nei di lui canoni complessivi (per quanto diverse scelte in sede di scrittura e rispettiva riproposizione dal vivo non si discostino proprio del tutto da un certo erotismo passionale in termini di scelta artisticamente esistenziale, diciamo così), Raccolta n.4 è un perfetto compendio per un agglomerato che non ha mai smesso di credere nella musica, appunto, come goduria dei sensi e, al contempo, come divertimento estatico denso di ilarità ma anche di serissima dedizione in sede di scrittura, sezione che non esita a evidenziare i suoi limpidissimi punti di riferimento riuscendo anche, però, a mantenere sempre molto alta l’asticella della personalità individuale e di un estro compositivo comunque vagabondo ed eternamente in cerca di nuovi lidi in cui sentirsi a casa ma attraverso i quali fare anche nuove graditissime conoscenze.

C’è molto, nel repertorio firmato Peluqueria Hernandez, che può apparire semplicemente derivativo e, dunque, incapace di stimolare l’udito altrui con la forza di qualcosa che non sia già passato sotto i riflettori alcune decadi fa. In verità, la ricerca è sempre dietro l’angolo e si mantiene floridamente viva se non salvificamente evolutiva in quanto attività che guarda, certo, al formato canzone semi-strumentale in stile soundtrack sixties old style, ma osa tranquillamente anche addentrarsi in soluzioni tanto latineggianti ai limiti del mariachi quanto da balera morriconianamente efficace da un punto di vista di puro e genuino gancio emozionale, oltre che esempio assoluto di grande maestria da pentagramma.

Dalla raffinata penna di Marchesi (autore principale dell’agglomerato veneto), anche questa volta nascono e prendono brillantemente vita intrecci tanto radiofonicamente perfetti quanto sofisticatissimi per struttura e funzionalità complessiva, trame dettagliatissime che sanno di sensualità mista a ironia (sublimi Jean Donne, Guardando i pioppi allineati e Exotica Romina) e, al contempo, dispiegano senza mezzi termini gran gusto melodico e dedizione per una sperimentazione in sede di arrangiamento magari impercettibile ma, proprio per questo, deliziosa nel suo non apparire mai come mero esercizio di stile (che meraviglia quei fiati in Lo spumeggiante Marcello e che splendore la sottile ma giocosissima atmosfera riservata a El consolador), preferendo sempre garantire ampio respiro a sonorità ricercate ma perfettamente godibili veramente per ogni singola tipologia di orecchio, dal più distratto e sottofondista al più attento alle sfumature e dedito a un elevato livello di degustazione sostanziale.

Grandissima band e album superlativo, senza ombra di dubbio sul podio delle migliori uscite dell’anno fino a questo preciso istante. Disponibile in digitale su tutte le piattaforme esistenti sul pianeta ma anche in formato CD (meglio se direttamente da Kutmusic, una delle pochissime label italiane a meritare davvero quanta più fortuna possibile per coraggio e intuito relativamente a scelte mai scontate). In autunno arriverà anche l’edizione in vinile, tanto per gradire.

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