Pan American – Quiet city (Kranky, 2004)

Il mondo va troppo veloce per i miei gusti. E forse non solo per i miei. Su certe sponde, neanche una terrificante pandemia mondiale riesce a distogliere la mente di certa gente dal produrre, dal performare, dal vincere a tutti i costi nel proprio settore. Sovrannaturali invocazioni di stasi, quiete, sosta in funzione di una qualunque riflessione o semplice ripiegamento su se stessi in pur fugace meditazione per provare a ricordare chi siamo, noi tutti, qui, e quale potrebbe realmente essere uno scopo o una funzione tangibile.

Siamo niente al cospetto del tutto, questo è quanto. Però siamo pure unicità universali e miracoli dell’esistente, senza dubbio alcuno. Ma allora perché anche dinanzi a segnali così evidenti non sappiamo rinunciare al materiale, a tutta quella distesa chiodata di smanie accumulative, riunioni su Skype e brainstorming a rutto libero?

Una dimora che diventa ufficio. Una dimora che dovrebbe essere fulcro di intimità inviolabili.

Non basterebbero venti quarantene a convincerci che l’unica cosa da fare è fermarsi, almeno per un po’. Forse anche un bel po’. Smettere di puntare al successo. E per cosa, poi? Per essere superiori a chi, esattamente? E in cosa? E per quanto? E se poi Sua Maestà Borsa crolla? Compra a poco e rivendi a tanto, appena ne avrai l’occasione! Perché tutto tornerà normale, vero? Tutto tornerà come prima e potremo di nuovo, finalmente, riprendere a fare quello che sappiamo fare meglio. Cioè di tutto un po’. Cioè niente. Cioè nulla. Cioè il nulla.

Tutta quella sublime quiete che abbiamo perso da millenni e non abbiamo mai nemmeno più tentato di recuperare…a che scopo, poi? Perché fermarsi mentre, nella consuetudine, solitamente tutto procede a passo spedito scaraventandoti fuori dal mondo – almeno da quel mondo – perché tutto deve proseguire, tutto deve avere una logica di produzione, di tornaconto, di reddito, una qualche soluzione.

Una dimora che diventa un mondo. Una dimora che diventa il mondo. Una dimora che inventa un’anima – se ancora è concesso oltre qualche tempo – e con essa sopravvive creando orizzonti espressivi e sognandone i rispettivi traguardi e le adiacenti motivazioni.

Questo dovrebbe essere. Questo, per molti, troppi, non è.

Dissoluzione di qualunque possibilità di formare un’anima su suggerimento astrale.

Negazione: prima fase di un lutto. No, non è possibile, non ci si può fermare. Terza fase: negoziazione. La vita deve essere quello che è sempre stata, in fondo, nevvero? Bisogna comunque produrre, generare tornaconto, accumulare reddito da investire per accumulare altro reddito, trovare soluzioni, studiare strategie, mettere in atto piani d’azione.

Piani d’azione, già. Mark Nelson mi aiuta a portare avanti il cantiere delle città che ho da costruire qui dentro, tra queste quattro mura, questo corpo e questa mente buoni solo per fornire servizi e sfamare una bocca con troppe parole fuori luogo da bilanciare, che se no si rischia di rimanere indietro, di rimanere a terra.

Aggiornarsi sempre, che c’è l’algoritmo che cambia ogni minuto. Produrre, generare tornaconto, accumulare reddito, trovare soluzioni, studiare strategie, mettere in atto piani d’azione.

No.

Basta.

Occorre fermarsi a tempo indeterminato, sotto certi aspetti. E le uniche strategie da adottare, adesso, dovrebbero essere quelle che portano alla progettazione di una città quieta, una città invisibile ma reale, evanescente al tatto ma, nella sostanza, granito solido e sicuro per azzerare tutto e ricominciare sotto un’altra luce, sotto altre ottiche, con ben altri scopi, con ben altri intenti.

Fermatevi.

Fermiamoci.

Per pietà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...