Il recupero di una realtà salvifica. Lunga vita a Enrico Silvestrin

Ieri sera, intorno a mezzanotte e mezza, Ale – il mio socio in affari con gli Agate Rollings e AR Recordings – mi manda un messaggio: “Ti dico solo che sto al tavolo con Silvestrin”. Enrico Silvestrin. Sì, proprio lui. Il primissimo vee-jay italiano di Mtv, che all’epoca era Mtv Europe, non ancora Italia.

Personalmente, il primo approccio con la sua sconfinata e trascinante abilità conduttiva l’ho avuto a fine anni ’90 con Taratata, notevole trasmissione di Raiuno (sì, hai letto bene: una trasmissione interessante della Rai) in seconda serata (ovviamente) e interamente incentrata sulla musica dal vivo, con nomi anche al di fuori del solito panorama commerciale nostrano. Altri riconoscono più il suo volto per via di una carriera parallela in qualità di attore (oltre alla prima stagione dell’Ispettore Coliandro o Distretto di polizia – io mi ricordo pure Via Zanardi 33, onestamente – la ben più nota collaborazione con Gabriele Muccino – Ecco fatto, Come te nessuno mai e Ricordati di me, tra le altre cose).

La storia e la realtà dei fatti, ad ogni modo, ha sempre parlato chiaro: Silvestrin è sempre stato uno degli uomini di spettacolo più colti che l’Italia contemporanea potesse avere il privilegio di annoverare tra le sue fila. A dimostrazione di questo, è più che evidente, sta il fatto che, da qualche anno a questa parte, il buon Silvestrin ha avuto l’illuminazione di aprire un canale YouTube ufficiale attraverso il quale mette continuamente in piedi una vera e propria radio semi-pirata come quelle che tanto bene hanno fatto ai neuroni e al quoziente intellettivo di intere generazioni qualche decennio fa. E se è vero che nella musica, come in qualunque altro settore culturale che non sia solo mero e becero spettacolo da baraccone e vendita di fuffa al migliore ignaro offerente, è sempre fondamentale il sostegno di chi una realtà, una qualunque realtà, la sa non solo condividere ma anche e soprattutto raccontare, il ruolo che Silvestrin sta ricoprendo in questa sciagurata epoca storica si colloca in cima alla piramide di senso compiuto attraverso EnricoSilvestrinTV.

Certo, YouTube ormai è un’accozzaglia di moccolosi figli di papà assetati di visibilità ed egoisti fino al midollo – che nell’ambito argomentativo musicale, nello specifico, si mostrano ai tuoi occhi come salvatori della patria cognitiva prima di rivelarsi venditori di ormai consueti “corsi online” su come si fa questo e come si rimedia a quello – ma tra le grinfie di una ramificazione italiana (la community YouTube Italia) si salvano (e ti salvano) in pochi ma buoni. Lasciando un attimo da parte certi deliri di Red Ronnie (che pure va ringraziato su tantissime sponde, certo, ma sarebbe meglio che su discorsi esterni alla musica, ogni tanto, se ne stesse buono e zitto), penso a Mavrus sul fronte metal, o a Johnny di Vinilicamente sul fronte vinilico-audiofilo ma comunque saggiamente e coscienziosamente generalista.

Silvestrin arriva, però, a spalancare le acque con una vera e propria radio visiva sul web, strapiena di contenuti interessanti e importanti ogni maledetto giorno che passa, ricchissima di conoscenze musicali sia dettagliatamente storiche che tecniche, profonda e mai (dico mai) prevedibile e scontata nella scelta delle argomentazioni. E, oltre a tutto questo, particolarmente viva nel reale. Il che non corrisponde unicamente a qualcosa che giova alla salute mentale di uno spettatore quando, ad esempio, capisce di poter intervenire nelle dirette con un messaggio vocale su WhatsApp (oltre che in chat live dove lui è presente anche se la trasmissione non è in diretta ma in “premiere” live, questo altro interessante metodo di caricamento contenuti che ti fa sentire in qualche modo partecipe primigenio di un evento), ma ti urla a gran voce che la cosiddetta vita “offline” del canale, stando ai fatti reali, non equivale affatto a una lercia strategia di marketing (sì, Silvestrin ha anche il canale Patreon e un account PayPal dove può raccogliere fondi e donazioni da parte degli utenti, ma figurati se non si tratta di qualcosa di più che legittimo per la portata mastodontica del servizio che offre, spesso rischiando anche la chiusura del canale e la cancellazione dei video per presunta violazione di copyright) ma si fonda sul recupero di quelle basi interpersonali che erano il nucleo basilare della venuta al mondo, della crescita e della conseguente affermazione di artisti, giornalisti o semplici appassionati desiderosi di condividere conoscenze, idee e opinioni proprio come lo si faceva tra le mura di un negozio di dischi degno di definirsi come tale.

Non avrebbe senso, altrimenti, trascorrere anche tre o quattro ore consecutive davanti a videocamera e microfono per lasciar scorrere un vero e proprio flusso emotivo istantaneo e fulmineo nel condividere la voglia di musica che si ha in quel momento, come non avrebbe senso, altrimenti, ripercorrere intere discografie o interi generi musicali per compilare una “Tier List: dal migliore al peggiore” che altro non è se non un meraviglioso pretesto per parlare di un artista o di un arco temporale estratto dall’intera storia musicale del ‘900 in maniera esaustiva per molti, seminale per altri. E non avrebbe senso neanche tratteggiare brevemente alcuni fatti o considerazioni momentanee da un punto di vista critico che non cerca solo risposte ma fa anche molte domande (il format “Dobbiamo parlare“), come non avrebbe senso anche cimentarsi nella discutibile moda del momento insita nelle cosiddette “reaction”, dove uno o due persone si mettono ad ascoltare un brano per la prima volta e tirano fuori, all’istante, le impressioni più istintive e immediate a scapito di approfondimento e contestualizzazione dei brani e degli artisti oggetto della discussione.

And so on, and so on.

Ecco perché quando Ale mi comunica “Ti dico solo che sto al tavolo con Silvestrin”, informandomi del fatto che il buon uomo all’improvviso, così, di punto in bianco, ha lanciato su Facebook la chiamata alle armi “Qualcuno dei romani ha voglia di fare un meet-up improvvisato stasera?”, finendo in nove ad un tavolo di pub (suppongo), non provo affatto sorpresa ma semplice e salvifica conferma di tutto questo. Una conferma che, certo, negli anni vissuti a Roma ho talvolta ricevuto da parte di alcune delle personalità da me individuate come potenziale riferimento culturale in epoca di totale assenza di padri generazionali, ma tutt’altro che scontata da parte di personalità di questo calibro, con intenzioni così genuine (e necessarie) e orizzonti realmente orientati verso mete da raggiungere a tutti i costi pur di operare un recupero intellettuale nell’oscurità di un presente appannato dal tanfo di sedicenti esperti e docenti presso l’università dell’esistenza terrena.

Lunga vita a Enrico Silvestrin, dunque. E lunga vita a chiunque, come tutti noi, abbia davvero ancora voglia e senta davvero ancora l’urgenza di dare un senso non solo alle passioni di una vita ma alla vita stessa.

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