Kuadra – Non avrai altro Dio all’infuori di te (12 Linee Records, 2016)

I pavesi Kuadra – al secolo Yuri La Cava (voce e chitarra), Emanuele Savino “Zavo” (chitarre), Van Mihn Nguyen (batteria, drum machine) e Simone Matteo Tiraboschi (basso) – si affidano a un’idea di metal con una considerazione laterale capace di travalicare, spesso e volentieri, i confini più sperimentali del settore, nel tentativo di esplorare basi concettuali anche nettamente differenti pur di intraprendere una via che susciti un certo (e importante) interesse, sia ricettivo che propositivo.

In un album come Non avrai altro dio all’infuori di te, il territorio è quello dell’ alternative metal, particolare considerazione del genere di partenza intenzionata a guardare oltre il genere stesso pur di tentare incursioni prevalentemente nell’ambito alternative rock, universo che, da parte sua, ha già operato, da diversi anni a questa parte, una radicale trasformazione delle basi portanti rockeggianti in favore di una sua scomposizione mirante a innestare in esso miscellanee compositive ed esecutive palesemente eterogenee.

Trasportando questo concetto in sede puramente metal, allora, si otterrà come risultato tutta una serie di (anche storiche) band in grado creare combustioni tra le tipiche sonorità granitiche del genere e innesti marcatamente ritmico-melodici (Faith No More, Primus o Helmet, tanto per fare qualche nome importante), se non proprio storie soniche e principi di nuova costruzione stilistica di matrice sostanzialmente grunge (Alice In Chains, Melvins, Soundgarden).

Il suono proposto dai Kuadra, però, tenta di fornire all’ascolto innesti ancora più ostici ma, al contempo, assolutamente funzionali alla produzione di un senso altro, capace di trasportare il valore messaggistico dell’opera in questione verso territori che vanno anche (talvolta soprattutto) oltre l’opera stessa.

Partendo proprio dalle considerazioni basilari appena suggerite in definizione di alternative metal, La Cava e soci inseriscono nelle strutture portanti del genere (comunque perfettamente riconoscibili in quanto scheletro matrice di ogni ulteriore sviluppo) consistenti spunti di elettronica ambient, technoprogressive e neopsichedelia che non si limitano a procreare una prole già seriamente espressa e, forse, al momento un tantino datata (Nine Inch Nails e, soprattutto, Ministry) ma, di fatto, riescono a tramutare l’atto stesso dell’ascolto in un evento capace di instaurare, tra l’animo dell’ascoltatore e il corpus dei tasselli che compongono l’opera musicale, una sorta di rapporto trascendentale.

Proprio questa particolare considerazione del dato musicale permette di comprendere come non sia affatto scontata né semplicistica la scelta compiuta dai Kuadra nell’innestare su ogni metrica sonora un insieme di versi (mirabilmente in lingua italiana) capaci di dimostrare come dal maggior dolore, certo, continuino a nascere le migliori idee artistiche ma, al contempo, di garantire nei loro confronti un ulteriore livello di empatia dovuto ad una accuratissima e veritiera vivisezione del reale assolutamente priva di luoghi comuni e semplificazioni oggettive, in completa fede con il desiderio più profondo di scandagliare l’animo generazionale al ritmo di una continua e inarrestabile fioritura di scenari e ambientazioni immaginarie raramente così aderenti alla più intima e indicibile realtà interiore ma, di pari passo, aventi come obiettivo comune quello di ricercare, fosse anche in eterno, una soluzione tangibile (per quanto unicamente emotiva o semplicemente ideologica, che comunque non è poco).

Ecco, dunque, emergere da un album come Non avrai altro Dio all’infuori di te tematiche legate con nodo scorsoio a dilemmi esistenziali difficilmente risolvibili come, in primissimo luogo, la considerazione della modernità antropologica non in quanto sviluppo naturale dell’individuo, bensì in qualità di contropartita tragica legata a una graduale involuzione intellettuale da indicare come controindicazione del processo evolutivo umano. A una simile considerazione si associano, poi, traumatiche visioni riguardanti un concetto di antropocentrismo portato alle estreme conseguenze (il quotidiano credersi Dio declinabile sotto innumerevoli sfumature comportamentali, da quelle familiari a quelle riguardanti i rapporti sociali), a cui fa da spalla un senso di costante disorientamento e decentramento esistenziale che ha come sfogo la considerazione dell’assenza totale di una qualunque ipotesi di futuro.

Il viaggio emotivo proposto dai Kuadra, allora, prende avvio da letali rassegnazioni che nascono, crescono ed esplodono al ritmo di battiti cardiaci di neonate pulsazioni apocalittiche (La grande crocifissione) che sviluppano il proprio stesso essere negli anfratti heavy-prog legati a tentativi di rinascita (La larva), intermittenze pseudo-grunge tutt’altro che concilianti (Per un mondo minoreIn memoria del nostro futuro) o tentativi di plasmabilità spaziotemporale coadiuvata da un imperterrito incedere di una ricerca di nuovi orizzonti, talvolta ad altissimo costo esistenziale (AbdulCon una pistola) e rivolta verso una “marlenekuntziana” diatriba di perdizioni (Il male, Mettersi in salvo), in altri frangenti orientata su una sorta di rilettura del pensiero intellettuale (Questo è un morto) e generazionale (Godzilla a Milano).

Non avrai altro Dio all’infuori di te, in definitiva, è un album positivamente complesso ma, al contempo, perfettamente abilitato a portare avanti un discorso denso di criterio e credibilità sia sonora che concettuale. Il merito di una simile potenzialità è da ricercare in un’anima diligentemente multiforme derivante dalla notevolissima prerogativa esploratrice dei suoi artefici, in questo considerabili come una seria e veritiera risposta a quella sorta di conformismo da baraccone riscontrabile, ahinoi, in moltissimi coetanei troppo impegnati in lotte sociali da bar sport e social network per capire che, in fin dei conti, una redenzione generazionale può essere avviata anche solo dal corretto posizionamento del proprio radar ideologico verso coordinate coscienziosamente e salvificamente autonome.

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